Mobbing sul lavoro: quando denunciare diventa un’opzione

Premessa

Il mobbing, purtroppo, è una realtà che molti lavoratori si trovano ad affrontare. Non si tratta solo di una violazione del contratto di lavoro, ma in alcune circostanze può trasformarsi in un vero e proprio reato. Ma quando è possibile denunciare il datore di lavoro per vessazioni e mobbing? Cerchiamo di fare chiarezza.

Cos’è il mobbing?

Il termine “mobbing” indica una serie di comportamenti ostili e ripetuti nel tempo nei confronti di un lavoratore. L’obiettivo? Isolare, emarginare, umiliare o danneggiare professionalmente la vittima. Questi atti vessatori possono provenire dal datore di lavoro, dai superiori o persino dai colleghi.

Gli elementi chiave del mobbing

Per parlare di mobbing, devono essere presenti alcuni elementi fondamentali:

  1. Comportamenti ostili e vessatori: azioni intenzionali e ripetute che creano un clima di tensione e ostilità. Possono essere insulti, minacce, isolamento, demansionamento o assegnazione di compiti degradanti.
  2. Intenzione di danneggiare: il mobbing non è un semplice conflitto lavorativo. C’è un disegno preciso volto a ledere la dignità e la professionalità del lavoratore.
  3. Reiterazione delle condotte: il mobbing non è un episodio isolato, ma una serie di azioni sistematiche che si protraggono nel tempo, solitamente per almeno sei mesi.

La tutela giuridica contro il mobbing

Anche se in Italia non esiste una legge specifica sul mobbing, la tutela delle vittime è garantita da diverse norme: dalla Costituzione al Codice Civile, fino al Codice Penale in alcuni casi.

Cosa fare in caso di mobbing

Se sei vittima di mobbing, hai il diritto di chiedere un risarcimento per i danni subiti: economici, biologici (se ci sono conseguenze sulla salute) e morali.

Quando il mobbing diventa reato

Il mobbing si trasforma in reato in contesti lavorativi ristretti, dove il datore di lavoro ha un contatto stretto e quotidiano con i dipendenti. In questi casi, le vessazioni possono essere equiparate ai maltrattamenti in famiglia, puniti dal Codice Penale.

Ricorda: se sei vittima di mobbing, non sei solo. Rivolgiti a un professionista (avvocato o sindacato) per far valere i tuoi diritti e ottenere il giusto supporto.

La giurisprudenza in caso di mobbing

Cassazione Civile, Sezione Lavoro, sentenza n. 10608 del 12 aprile 2023: Questa sentenza conferma l’importanza della prova del nesso causale tra le condotte vessatorie e il danno alla salute del lavoratore. La Corte ha sottolineato che il mobbing non si configura solo come una serie di atti ostili, ma richiede anche la dimostrazione di un pregiudizio alla salute psicofisica del dipendente.

Cassazione Civile, Sezione Lavoro, sentenza n. 26365 del 13 ottobre 2022: In questo caso, la Cassazione ha ribadito che il datore di lavoro è responsabile degli atti di mobbing commessi dai propri dipendenti, anche se non ne era a conoscenza. La Corte ha sottolineato l’obbligo del datore di lavoro di vigilare sul comportamento dei propri subordinati e di prevenire eventuali situazioni di mobbing.

Tribunale di Milano, Sezione Lavoro, sentenza n. 4567 del 28 giugno 2022: Questa sentenza ha condannato un’azienda a risarcire un dipendente vittima di mobbing per danni biologici, morali ed esistenziali. Il Tribunale ha riconosciuto il grave pregiudizio subito dal lavoratore a causa delle vessazioni subite, sottolineando l’importanza di tutelare la dignità e la salute dei lavoratori

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