Q&A sull’iter legale di cambiamento di sesso: le risposte alle domande più frequenti

L’iter legale di affermazione di genere può essere complesso . In Italia, la legge riconosce e tutela il diritto all’identità di genere, consentendo la rettificazione di sesso anagrafico e nome, attraverso il meccanismo della Legge 164/82.
L’avv. Roberta Parigiani, esperta nella materia, ne approfondisce il funzionamento rispondendo ad alcune delle più frequenti domande. Ogni settimana 

Indice

Perchè si parla di disforia di genere?

La disforia di genere o, per meglio dire, l’incongruenza di genere,  è una condizione in cui l’identità di genere di una persona non corrisponde al genere assegnato alla nascita (e questa non corrispondenza è per la persona fonte di malessere): si tratta di una condizione riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM), ma è il punto di arrivo di un lungo percorso di trasformazione culturale che non è ancora concluso.

Va già da subito rimarcato che l’incongruenza di genere:

Ed infatti, vista la natura sostanzialmente culturale del genere, è del tutto naturale che possano esservi persone che non si percepiscono come appartenenti al genere a loro assegnato alla nascita e che, quindi, desiderino affermarsi socialmente, anagraficamente e fisicamente nel genere sentito come proprio.

La condizione di incongruenza di genere sottende proprio a questa naturale possibilità.

Cosa è la diagnosi di inconguenza di genere?

La diagnosi di disforia di genere è stata introdotta per la prima volta nel DSM-III (terza edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) nel 1980: prima di questo cambio di paradigma, le persone transgender erano spesso mis-diagnosticate con disturbi come la schizofrenia o il disturbo di personalità; nè tantomeno veniva riconosciuto sul piano legale il diritto all’affermazione anagrafica di genere.

Oggi, l’incongruenza di genere è ormai riconosciuta come una condizione umana assolutamente non patologica.

Non c’è, quindi, nulla da diagnosticare.

Tuttavia, ai fini del giudizio di affermazione di genere di cui alla Legge 164/82, è necessario ottenere relazioni psicodiagnostiche che attestino la condizione. Tali relazioni sono spesso impropriamente chiamate “diagnosi“, ancorchè siano solamente relazioni volte a confermare la sussistenza di tale condizione.

La diagnosi (in senso improprio) viene formulata da psicolog*, psicoterapeuta o psichiatra con esperienza nel campo dell’identità di genere, attraverso colloqui clinici, test psicologici e la valutazione della storia della persona. La persona professionista, così, accerta la presenza di una quadro di incongruenza di genere in linea con i criteri internazionali (DSM-5 o ICD-11).

Il percorso legale inizia con la presentazione di un ricorso al Tribunale competente, assistiti da una avvocata. Il ricorso deve essere accompagnato da documenti essenziali: la relazione psicodiagnostica, la prescrizione di una terapia ormonale (se in corso) e lo stato civile della persona. L’avvocata, esperta in materia, guiderà la persona attraverso le fasi processuali, assicurando la corretta presentazione della domanda e la tutela dei suoi diritti.

Vista la delicatezza della materia, è importante affidarsi ad una legale esperta in materia. Per ogni maggiore informazione, puoi rivolgerti all’Avv. Roberta Parigiani, che con l’ormai ampia esperienza in materia, avrà modo di illustrarti ogni aspetto del procedimento.

È necessario sottoporsi a interventi chirurgici per ottenere il cambio di sesso legale?

No.

Legge italiana (Legge 164/1982) non prevede l’obbligo di interventi chirurgici di riassegnazione sessuale (SRS) per la rettificazione anagrafica. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15138/2015, ha infatti chiarito che il diritto all’identità di genere non è subordinato alla modifica chirurgica dei caratteri sessuali.

Un minore può richiedere il cambio di sesso?

Sì, anche le persone minorenni possono accedere al percorso di rettificazione di genere, ma la procedura presenta alcune peculiarità, che l’avvocata esperta saprà indicare. È necessaria l’autorizzazione del giudice tutelare, che valuta la maturità della persona minore e la sua capacità di intendere e volere.

E’ inoltre importante il consenso dei genitori (o di chi esercita la responsabilità genitoriale). In alcuni casi, il giudice può nominare un Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) per una valutazione psicologica approfondita, al pari di quanto avviene nel caso delle persone maggiorenni.

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